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Ivan Cudin...Ivan il terribile corre oltre la storia!

FRIULI-VENEZIA GIULIA - UDINE

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Chi è IVAN CUDIN?

 

Dal 2001 lavora alla Sincrotrone Trieste, un laboratorio di ricerca multidisciplinare.

 

Dal 2009 è il responsabile dell'ufficio tecnico ed attualmente si occupa della progettazione meccanica di FERMI, una sorgente di IV generazione di fotoni che verrà utilizzata per analisi chimiche, fisiche, mediche e farmaceutiche.


Da oltre 15 anni partecipa alle attività del gruppo volontari codroipesi, un'associazione che organizza soggiorni estivi ed attività di integrazione per persone diversamente abili.

 

Ha fatto parte di un associazione di volontariato internazionale, partecipando attivamente a due progetti per la realizzazione di ambulatori oftalmologici, uno in Burkina Faso ed uno nei campi profughi saharawi.


Ha giocato a calcio per oltre 10 anni, ma in seguito ad un serio infortunio ha dovuto abbandonare questo sport.


Da una decina di anni ha iniziato a praticare il podismo.

 

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Dal 2006 è iscritto alla FIDAL e partecipa a gare competitive di livello nazionale e internazionale.

 

Nel 2007 è stato selezionato per partecipare ai campionati europei di ultramaratona a Madrid, nella specialità della 24 ore.

 

Successivamente ha partecipato al campionato del mondo della 24 ore di Seoul e Bergamo.

 

 

Ma risultanti di grossa rilevanza internazionale li ottiene nel 2010:

ai mondiali della 24 ore di Brive si classifica 3o assoluto e si laurea campione europeo della specialità con 263.841 km (miglior prestazione italiana di sempre), mentre nella classifica a squadre,contribuisce all'argento mondiale e all'oro europeo;

nell'anno del 2500° anniversario delle gesta di Fidippide si aggiudica la prestigiosa e leggendaria Spartathlon, che nessun italiano aveva vinto precedentemente.

 

 

 

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Da Atene a Sparta 2500 anni dopo Filippide.

Si sono spese migliaia e migliaia di parole per raccontare sia attraverso la stampa sia sui siti internet la grande impresa di Ivan Cudin. Ma quale cosa migliore se non le parole scritte dal diretto interessato, che possono farci capire direttamente le emozioni solo da lui provate.

Ho appena concluso la Spartathlon, 2500 anni esatti dopo l'evento che ha portato a identificare il messaggero Filippide come il primo ultramaratoneta della storia. Un bacio al piede della statua di Leonida ha bloccato il cronometro, ma è solo in un secondo tempo, quando appoggio la guancia su quel piede che mi rendo conto di avere concluso le mie fatiche: il flusso emozionale è travolgente.

Mentre una lacrima scorre, rivivo il susseguirsi delle emozioni che hanno portato a questo istante e che mi accompagnerà per sempre.

A causa di un'infiammazione agli adduttori degli addominali, che non mi permetteva di correre, la preparazione non era stata rassicurante: ad un primo stop di due settimane a metà luglio, ne era seguito un altro le prime 2 settimane di agosto. Così la fase di allenamento alla resistenza aerobica era stata ridotto a meno di 5 settimane. Questo non mi preoccupava, anzi la serenità era totale, e le aspettative mie e di molti amici non mi mettevano pressione.

Il giorno prima della gara, mentre uscivo dal Museo Archeologico Nazionale diretto all'Acropoli di Atene venni colpito dagli espletamenti fisiologici di un gabbiano! Così fui costretto a girare il pomeriggio in posizioni assurde per occultare l'evidente macchia.

Nel frattempo la camera da letto era diventata un dormitorio. L'antivigilia della gara era stato aggiunto un letto per una cara amica rimasta senza stanza, la vigilia uno dei favoriti della corsa il simpaticissimo Valmir Nunes (una gloria dell'ultramaratona) si unì all'allegra camerata, così, da tripla, la stanza si era improvvisata quintupla. Quella notte Nunes scherzò fino a tardi descrivendo i mezzi, più o meno leciti, escogitati per precedermi all'arrivo.

Alle prime luci dell'alba un Partenone illuminato di rosso guarda la partenza del plotone di oltre 350 aspiranti Filippide. Mi presento come al solito senza orologio (non permetterebbe di vivere a pieno le emozioni che regala questa splendida corsa) e senza accompagnatori (ne snaturerebbero il significato originario, certo Filippide non era stato accompagnato in auto durante il suo viaggio!).

Solita partenza in ultima posizione e poi, un passo dopo l’altro, un respiro dopo l’altro, è uno snodarsi di incoraggiamenti continui a tutti gli italiani che raggiungo man mano sul percorso di gara. I primi 30 km non sono piacevoli, caratterizzati da un traffico molto intenso, con passaggi a fianco di raffinerie e molta spazzatura a bordo delle strade, ma nell’aria c’è altro a premere sui pensieri.

Da subito l'alimentazione e l'idratazione debbono essere continue. Dopo 40 km alcuni atleti partiti troppo forte calano il ritmo.

Il panorama si fa mozzafiato: costiera splendida e vista su un mare turchino. Temperature in salita, ma mai sopra i 27°C: in cielo c'è qualche nube. A Corinto il primo passaggio indicativo: è primo l'olandese Lantink, a 15 minuti passiamo io e Nunes, che proseguiamo con regolarità, scherzando allegramente. Segue lo squadrone tedesco composto dai nazionali Weiss, Prochaska, Hinze e Dippacher. Il giapponese Matshushita, uno dei favoriti, si è già ritirato.

Si entra nell'Ellade: una distesa di dolci colline, coperte da ulivi e vigne. Ed ecco un bellissimo passaggio a fianco alle rovine dell'antica Corinto, dove raggiungo e sorpasso un Lantink in leggera crisi. Numerosissimi bambini inseguono e affiancano i corridori cercando di strappare un autografo sui quaderni scolastici. Dopo uno sterrato, la strada inizia a salire dolcemente, fino ad un paio di strappi decisi presso Soulinari. Qui nel 2009 avevo affrontato la prima crisi importante e anche quest'anno sono in leggera difficoltà. Di fianco al ristoro un'anziana signora mi dona un rametto di basilico, pianta beneaugurale, che, commosso, porterò nel taschino fino al traguardo. Un territorio ondulato accompagnerà i podisti per tutto il resto della corsa, mentre sullo sfondo spiccano alture molto spoglie.

A Nemea, luogo scelto per uno dei controlli previsti di gara, un gruppo di spettatori euforici accoglie i podisti, è un bagno di entusiasmo. Non riuscendo a trovare il pacco con la torcia frontale e degli abiti asciutti, utili per affrontare le ombre della notte e il gelo serale, spediti appositamente per questo passaggio, riparto un po' sconfortato. Qualche chilometro ancora ed entro nella strada del vino, uno sterrato dove i raccoglitori stanno abbandonando le vigne e distribuiscono saluti di incoraggiamento.

 

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Al termine della prima salita della giornata un gruppo di 4 bambini mi affianca e mi accompagna scherzando, premurandosi di tenere lontani i cani selvatici per i 4 km che portano al villaggio di Malandreni, dove l'intero paese è schierato e mi saluta con un calorosissimo “Ciao”. Si fa notte, la luna è piena ma oscurata da nubi minacciose. Inizia a piovere. Gli accompagnatori di Lantink molto gentilmente avvisano il ristoro che precede Lyrkia di prepararmi una torcia di quelle che l'organizzazione mette a disposizione per gli atleti. La strada inizia a salire, con alcuni strappi di pendenza superiore al 10% in prossimità di Kapareli, dove il villaggio in festa accoglie i corridori allietandoli con musica tradizionale. La strada si inerpica ancora, fino ad uno spiazzo dove inizia un sentiero montano. Pur perdendo del tempo prezioso, qui è fondamentale cambiare gli abiti, indossare pantaloni lunghi e antivento, in quota soffiano venti freddi. La salita su un sentiero sconnesso e con molti cespugli è indicata da alcune luci di segnalazione. Sulla forcella del monte Partenio l'arrivo dei moderni messaggeri è attesa con entusiasmo da una trentina di persone.

Nella discesa, su uno sterrato molto corribile, percepisco accenni della vecchia infiammazione, ma quando inizia l'asfalto, fortunatamente, queste fitte scompaiono. Un assistente al ristoro mi dà il benvenuto in Arcadia, mentre una bimba mi regala dei fiori raccolti al momento... è già l'una passata e piove copiosamente.

Il camion che trasporta i viveri ai ristori è in ritardo, rallentato da uno sciopero dei trasportatori, non riesco ad alimentarsi con continuità e alla fine della salita che porta a Sparta, la crisi è evidente e vengo sorpassato da Lantink. In quel passaggio, chiedo all'olandese come stia e se voglia arrivare assieme, ma non capisce e sullo slancio mi supera. Finalmente un ristoro aperto, dove, dopo aver assunto zuccheri a rapida assimilazione, riprendo con regolarità ad alimentarmi con miele.

L'olandese ha guadagnato circa 100 m, mentre io mantengo il mio passo, ma sento che la crisi sta passando. Al ristoro successivo l'olandese si rifocilla, io armato di miele e bottiglietta d'acqua tiro dritto e inizio la discesa in testa. Un auto mi affianca, dal finestrino si sentono gli schiamazzi di Nunes che mi incoraggia a gran voce, il brasiliano si è ritirato verso il km 200, lasciandosi prendere dallo sconforto, dopo aver sbagliato strada ed aver perso il terzo posto a favore del tedesco Prochaska.

Malgrado le 3 unghie saltate, una grossa vescica sulla pianta del piede, corro molto facile. Gli ultimi 20 km passano in un lampo! Di solito questi chilometri paiono lunghissimi, ora invece mi sento come perso in un'incomprensibile trance: il pensiero vola alle epiche gesta di Filippide, alle vittorie contro i persiani che hanno permesso di preservare l'arte, la civiltà classica e la democrazia, destinandole alle culture successive, alle persone care, agli amici che mi stanno seguendo e attendono per ore notizie da un monitor che pare non si voglia aggiornare mai. In questo stato di parziale incoscienza, all'ingresso di Sparta, a soli 5 km dall'arrivo, cado in curva su un marciapiede molto scivoloso. Molti graffi e una forte botta all'anca non mi fermano: mi rialzo, non sento il dolore, non sento nulla, sogno!

A 200 m da Leonida, sento delle urla fortissime e una parola che ho sentito ripetere migliaia di volte sul percorso: Bravo! E' qui che riprendo coscienza. La prima persona che mi viene incontro è il medico dell'organizzazione che mi urla in perfetto italiano: “ti aspetto fra un po' per il controllo”.

Fuggo! Si eleva una splendida musica, già colonna sonora alle premiazioni delle olimpiadi del centenario. Tocco il piede della statua di Leonida: incredulità, stupore, meraviglia diventano totale incoscienza e nuovamente non riesco a distinguere il sogno dalla realtà!

 

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Iniziano i riti: mi viene posta sul capo una corona d'ulivo, bevo da un ampolla l'acqua ristoratrice del fiume Evrotas, forse rispondo a qualche intervista...ma riprenderò coscienza solo quando mi sentirò abbracciare da Enrico il Vichingo, condividendo un momento stupendo.

Quando mi chiedono a chi voglia intitolare la vittoria, ricordo le persone care che mi hanno permesso di allenarmi sostenendomi sempre. Saluto Gas, Gianni e Francesco che si sono infortunati poco prima della Spartathlon e non hanno potuto partecipare e dedico la gara ad Elisa, una carissima amica di mia sorella Serena, che è scomparsa giovanissima qualche mese fa.

Da lì a poco, quasi senza rendermene conto, mi trovo seduto sui gradini dell'hotel, ad aspettare pressoché inutilmente l’arrivo della mia borsa da Atene. Fortunatamente un amico mi presta un cambio, così mi immergo nella doccia più rigenerante mai provata. Non mi infilo a letto, non riuscirei a dormire, così mi precipito in piazza ad attendere l'arrivo di tanti amici.


Un volontario mi comunica che qualche ora prima verso il km 180 sei corridori italiani, che correvano assieme ed erano in leggera difficoltà, venuti a conoscenza della notizia dell'arrivo del vincitore, si erano lasciati andare a scene di tripudio urlando a squarciagola l'inno nazionale!


Gli amici di tante ultra, Alessandro, Carmelo, Paolo, 'O presidente' all'arrivo non si precipitano a toccare la statua di Leonida, che sancisce la fine della gara più bella, ma si lanciano ad abbracciarmi. Ed è ancora un intensissimo fluire di gioia, sensazioni indimenticabili, inesplicabili, uniche.

 

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Intervista a Ivan, subito sopo la vittoria

 

I: Ci racconti le tue emozioni nel tagliare per primo il traguardo dello Spartathlon?
IC: Bel compito esprimerle! Ho rivisto il video dell'arrivo, in quegli occhi vedo incredulità, meraviglia. Il fluire di gioia e serenità, invece, l'ho sentito ininterrottamente lungo tutto il percorso.

I: Come si allena Ivan Cudin?
IC: Tanto avevo preparato in modo metodico e rigoroso i Campionati del Mondo di ventiquattro ore a Brive, quanto la preparazione della Spartathlon potrebbe sembrare azzardata e breve.
Per un forte problema agli adduttori degli addominali sono stato fermo due settimane a metà luglio e altri quindici giorni a inizio agosto. Ho preparato la Spartathlon in cinque settimane! In una prima settimana lavori veloci, nelle tre successive due lunghi, uno in montagna e uno in una sei ore, mantenendo qualche raro lavoro appena sotto soglia e lo scarico finale.
Seppur avessi ancora in bagaglio i lunghi di inizio anno e la ventiquattro ore di maggio, un allenamento così raffazzonato e contratto rende ancora più incredibile quello che è successo a Sparta.

I: Come si alimenta Ivan Cudin per affrontare delle gare così lunghe?
IC: Nelle settimane pregara escludo cibi, a cui sono leggermente intollerante.
In gara mi sono alimentato prendendo praticamente solo miele, acqua, una bustina di integratore, cloruro di sodio e a volte coca cola.

 

I: Quante volte ti sei trovato in difficoltà lungo il percorso e cosa hai pensato per fare passare questi momenti di scoraggiamento?
IC: Ci sono state tre crisi, l'ultima la più forte: mancavano 22 km, i precedenti tre o quattro ristori non erano ancora attivi, le forze erano ai minimi e Lantik dopo avermi affiancato se ne stava andando, mi precedeva anche di 50 metri. Qui la forza interiore e le motivazioni forti sono state la chiave di volta. Sapevo di dover tenere duro aspettando di potermi alimentare per poter riprendere... Ho pensato a delle persone che ho visto soffrire tanto in questi ultimi tempi, dovevo tenere duro, le mie erano sciocchezze al loro confronto.

I: A cosa pensa un atleta che corre per 246 km? 23 ore 3 minuti e 6 secondi sono molti…

IC: La corsa è molto sentita, i villaggi attraversati si riempiono fino a ore tardissime, un numero impressionante di bambini mi ha affiancato in corsa.
In quest'ultimo anno ho trovato una grande serenità, spesso la mente vola alle persone care. A differenza della maggior parte degli atleti ho voluto correrla senza accompagnatori, era un modo di vivere con maggiore intensità e trasporto il fatto che ha dato origine a questa corsa, che per noi ultramaratoneti riveste maggiore fascino.

 

I: Quando hai capito che potevi farcela?
IC: Quando ho appoggiato la guancia sul piede di Leonida, ma forse non ne ho ancora preso totalmente coscienza...

I: Ritieni che questa sia la più bella vittoria della tua carriera?
IC: Ai Mondiali di Brive la prestazione è stata una vittoria di squadra, condivisa con un team di atleti e accompagnatori, a cui sono molto legato e questo è stato un valore aggiunto.
A Sparta la vittoria ha fatto piacere e rimarrà per sempre, ma vivere l'anniversario del fatto storico che l'ha generato, sentire l'attaccamento e l'affetto delle persone che guardavano la corsa, sapere che un numero impressionante di amici mi stava seguendo durante la notte in attesa per ore di un refresh del monitor e infine vivere uno stato di grazia mai provato prima hanno reso ancora più gioioso quel piacere di correre che tutti mi dicono io esprima con il sorriso in corsa.

I: Dedichi questa vittoria a qualcuno?

IC: All'arrivo ho ringraziato tutte le persone care, che mi hanno concesso la possibilità di allenarmi, ho mandato un salutato a Gas, Gianni e Francesco che per infortuni seri hanno dovuto rinunciare a vivere le emozioni che regala la Spartathlon.


La dedica va a Elisa, una carissima amica di mia sorella Serena che è mancata quest'anno dopo lunghissime sofferenze.

 

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UN PREMIO PER IL FAIR PLAY


Nella grande festa finale, la consegna del Trofeo Oleodinamica Rossi Riccione riservato al primo classificato assoluto non è stato l’unico riconoscimento per Ivan Cudin. Il Panathlon e il Coni gli hanno consegnato infatti, su segnalazione del Golden Club Rimini, il Premio Fair Play. Alla Ecomaratona del Ventasso (Reggio Emilia), quando si trovava tra i primi, in lizza per un posto sul podio, si è fermato per soccorrere una bambina che, cadendo da cavallo in un maneggio posto lungo il percorso, si era ferita. Dopo che sono giunti i soccorsi ed essersi sincerato delle condizioni della giovane amazzone, Cudin è ripartito ed è arrivato quinto al traguardo. Un bel gesto di cui gli è stato reso merito nel corso delle premiazioni della Rimini Extreme

 

Campionato del mondo delle 24 ore a Brive (FRA)

 

E' da tempo che andiamo indicando in Ivan Cudin l'uomo più forte della nostra formazione e negli altri nomi il completamento di una squadra che pochi possono schierare. Ivan il Terribile, come lo abbiamo chiamato dopo l'impresa dello scorso anno alla Spartathlon, non solo non ha deluso le attese, ma è andato ben oltre centrando una medaglia di bronzo che prima della gara si poteva solo sperare, nel segreto del nostro e, siamo sicuri, del suo cuore.
Ivan è partito prudente, mettendo a frutto l'esperienza della Spartathlon, talmente prudente che si poteva temere in una giornata storta. Ma chi lo conosce non dubitava, e nemmeno lui. Piano piano ha cominciato a risalire, seguendo i suoi ritmi e non quelli degli avversari, prova questa di una saldezza psicologica incrollabile, principale dote di chi si cimenta su queste distanze. A metà gara si è affacciato nei primi dieci, poi sempre meglio: sesto, poi quinto, poi quarto, finchè non ha visto davanti a sé la medaglia di bronzo, fino a quel momento nelle mani del giapponese Yuji Sakai. Allora Ivan ha dato il meglio di sé ed è andato a prendersi il terzo posto, che gli vale anche il titolo di campione d'Europa, condito da un nuovo, eccezionale, primato italiano: 263.841 km

 

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