LUCA, UN VERO EROE
Scritto da Michela Nencini
LIGURIA - LA SPEZIA
Perché si rinasce, si rinasce sempre dalle brutte esperienze se abbiamo la capacità di estrapolare anche una sola cosa buona.
Sembra un contro senso, in realtà è proprio così, il buono se si cerca si trova sempre.
Se la saggezza venisse venduta in bottiglia, come quei prodotti di bellezza per i capelli….la compri te ne versi una dose direttamente sul cuoio capelluto ed è fatta, finalmente saggi; mi farei carico della spesa e le regalerei, anzi meglio ancora noleggerei personalmente uno di quei mezzi aerei utilizzati per spegnere gli incendi nei boschi, come si chiamano?….Ah si i Canadair, e via una bella spruzzata di qua e di là, magari soffermandomi un po’ di più a Montecitorio e ….ma sto divagando questo è un altro discorso.
Dicevamo della bottiglietta, no non mi risulta che l’abbiano ancora messa in produzione. La saggezza è ancora un bene di pochi, pochissimi oserei dire e per goderne di poche gocce il costo spesso è elevatissimo.Il mio eroe è Luca, mio figlio che quest’estate ha meritato la sua dose di saggezza.
Luca è un bambino come tanti, un bambino di oggi, sveglio, vivace e tanto tanto sensibile. Il giorno del suo compleanno segna da sempre in casa nostra l’inizio dell’estate.
Per l’occasione si fanno le grandi pulizie e si prepara quello che per noi è una festa nel senso più ampio della termine, con amici e parenti, palloncini, torta, pasticcini e le mitiche pizzette di papà Rudy.
Quest’anno gli anni erano 6, il giardino di casa era di mille colori, profumi ma soprattutto regnava la musica, perché le risate dei bambini sono a mio parere una melodia. Jeans corto, maglietta e tanti tanti puntini rossi sulle gambe, così si presentava Luca il giorno del suo compleanno.
Un’orticaria si, cosa può essere se non un’ orticaria.
All’asilo in giardino ci sono le ortiche, ma si! Non può essere che un’orticaria. Però non prudono, quei maledetti puntini rossi non prudono e aumentano a vista d’occhio.
La festa prosegue, le pizzette finiscono, è buio, rimangono solo pochi amici, i più affezionati.
Luca è sulla sdraio e mi chiama, in un orecchio mi dice “ mi porti un bicchiere d’acqua? Sai mamma non riesco a camminare”, ci credo penso io, con tutti i salti che hai fatto sarai stanco morto.
No, non è affatto quella la ragione, solo più tardi, dopo un’oretta mi resi conto che non era un giro di parole per dirmi che era stanco, lui NON RIUSCIVA A CAMMINARE, non stava in piedi, le sue gambe non lo reggevano.
Non ci pensai un attimo, presi una coperta e lo portammo di corsa all’Ospedale.
Porpora di Schoenlein Henoch.
Così si chiama la malattia di Luca, ovviamente è una malattia rara, noi le cose quando le facciamo le facciamo bene.
Confusi nemmeno tanto, affamati di informazioni sicuramente, così eravamo io e mio marito.
Nella maggior parte dei casi si risolve abbastanza tranquillamente, con molto riposo e pazienza.
Luca ovviamente non faceva parte di quei casi, sempre per il motivo già detto,” le cose vanno fatte bene”.
Con dolori sparsi in tutto il corpo è stato necessario somministrare dosi massicce di cortisone. Undici giorni di carrozzella.
Ricordo molto bene ogni minuto.
Ricordo quando mi disse la prima notte che abbiamo passato dormendo nello stesso letto, in quella stanza di ospedale che non era la sua cameretta, non era nemmeno lontanamente assomigliante alla sua cameretta, mi disse sussurrandomelo nell’orecchio “mamma, grazie di essere rimasta con me, non ce l’avrei fatta a dormire qui da solo”.
Le pillole di saggezza sono arrivate piano piano nei giorni successivi. Le riconoscevo nei suoi occhi, nei suoi sorrisi, nelle sue frasi. “ E’ stata una fortuna che mi sono ricoverato il giorno del mio compleanno, così ho tanti libri nuovi da leggere”, “ Papà come te la cavi a casa da solo senza di noi?” “ che bello l’ospedale mamma, non abbiamo mai passato tanto tempo insieme”. ” mamma voglio chiamare la zia, le voglio chiedere se la mia malattia è grave”.
Non so se dovremo soffrire ancora a causa di questa malattia o se è stato solo un fulmine a cel sereno; non so cosa veramente si porta dentro mio figlio di questa esperienza, quello che so è che in quei undici giorni, grazie ai quali ho perso i miei 4 kg di troppo che nemmeno le diete più ferree riuscivano a farmi calare, ho visto in quel letto un bambino intento ad ascoltare i racconti dei suoi libri nuovi, sempre sorridente e con una tenacia che ci ha permesso a tutti noi di uscire da questa esperienza vincenti.
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