Giacomo Agostini: "Nel cuore solo le due ruote"
LOMBARDIA - BRESCIA
Giacomo Agostini: "Nel cuore solo le due ruote"

Giacomo Agostini, anche noto come Ago, è nato a Brescia il 16 giugno 1942, è "il" pilota motociclistico, detentore di 15 titoli mondiali e per questo considerato il più grande campione del motociclismo sportivo di tutti i tempi.
Il padre lo voleva ragioniere, per questo quando Giacomo gli disse che avrebbe voluto correre in motocicletta, chiese consiglio al notaio di famiglia il quale, equivocando fra ciclismo e motociclismo, diede il suo assenso, con la motivazione che un po' di sport avrebbe sicuramente giovato al minuto ragazzo.
Così, quasi con un colpo di fortuna, iniziò la carriera di Giacomo Agostini il più grande campione che il mondo delle due ruote abbia mai conosciuto (insieme a Valentino Rossi, secondo molti).
Il profilo della sua leggenda sta tutto nei numeri, che a metterli in fila hanno dell'impressionante. Quindici titoli mondiali (7 nella 350 e 8 nella 500), 122 Gran Premi vinti (54 in 350, 68 in 500, più 37 podi), oltre 300 successi complessivi, 18 volte campione italiano (2 da junior).
Giacomo sente la passione per le moto in modo prepotente e poco più che bambino comincia a cavalcare un ciclomotore Aquilotto della Bianchi.
La prima gara nel 1961 a soli 19 anni:
“Si trattava della Trento - Bondone. Arrivai inaspettatamente al secondo posto prendendomi una grande soddisfazione.
Mio padre e mia madre volevano che studiassi, ma io non ho mai pensato, in cuor mio, di fare ciò.
Per me esistevano solo le moto e le corse.
Non poteva esserci altro.
Per questo a chi mi chiede cosa avrei fatto se non avessi corso, rispondo che non lo so: io non vedevo altro al di fuori delle due ruote”.
Senza che assolutamente potesse immaginarlo Giacomo Agostini viene chiamato da Alfonso Morini a fare da spalla a Tarquinio Provini addirittura nel Gran Premio delle Nazioni a Monza, il 13 settembre, terzultima prova di quel campionato del mondo che la monocilindrica Morini 250 sembrava potesse aggiudicarsi contro lo squadrone delle Honda capeggiato dal rhodesiano Jim Redman.
Ma se la Morini 250 andava bene per vincere in Italia, non era più competitiva contro le macchine giapponesi, nelle gare di campionato del mondo.
E' il 1964; l'anno seguente fa il suo debutto sotto la nuova ala protettrice della casa giapponese.
Il debutto è felice, perché già nella prima gara della stagione sulla pista di Modena vince: alla fine si aggiudica tutte le prove del campionato italiano.

"Ago", così era ormai stato soprannominato dai fans, lascia la marca bolognese per andare a Cascina Costa e firmare per la MV.
Le gare del mondiale sono però tutt'altra cosa ed Ago si deve accontentare di restare nella scia di Mike Hailwod, che passerà a fine stagione alla Honda.
Nel 1966 Agostini si trova a gareggiare nel campionato mondiale contro il suo ex compagno di squadra: vince due prove mondiale nella 350 cc. contro le sei del campione inglese che dunque si aggiudica il titolo. A quel punto, il desiderio di rivalsa di Ago è immenso. Passato alla 500, vince il suo primo titolo, dando inizio alla leggenda, poi estesa anche alla stessa classe 350.
Poi, il sogno MV Agusta:
“Passai alla Mv nel 66 dopo aver corso con la Morini, in modo da poter avere l’opportunità di correre nei campionati del mondo. Da lì cominciò un periodo straordinario della mia carriera. Ero giovane e sognavo le gare. Tutto a un tratto divenni campione del mondo: una cosa incredibile, non mi sembrava vero”.

Agostini domina le due classi regine incontrastato fino al 1972, anno dell'arrivo sulla scena del mondiale di Saarinen e della Yamaha.
Ma non è finita, Renzo Pasolini risaliva la scala dei valori e in sella alla Aermacchi - Harley Davison 350 cc. tenta di gareggiare alla pari con Agostini, che nel frattempo opta per la quattro cilindri Cascina Costa. Quell'anno riesce a vincere il titolo della 350, ma da quel momento vincere diventerà sempre più difficile. La stagione più problematica è quella del 1973, a causa di moto che non garantiscono più la certezza della vittoria.
Nello stesso anno vince il titolo mondiale delle 350, mentre nella 500 Read e Bonera, con la MV, lo superano.
Anche la Yamaha di Lansivuori passa davanti nella gara per il mondiale.


E' il 20 maggio 1973 quando perdono la vita a Monza Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, gettando nello sgomento tutto il mondo motociclistico.
Uniche note stonate di una splendida sinfonia, la scomparsa di due compagni di viaggio dall’elevato valore tecnico e umano: “Quando scomparvero Renzo Pasolini e Jarno Saarinen rimasi scioccato. Erano dei rivali nello sport e degli amici nella vita e avvenimenti di quel tipo costringono a pensare a quello che potrebbe capitarti. Ma alla fine la voglia di correre sommerge tutto e così continui a scendere in pista”.

Agostini riconquista in quel triste frangente il titolo nella 350, mentre Read migliora nella 500.
L'anno successivo Ago passa dalla MV alla Yamaha, celebre per il suo motore a due tempi.
La domanda d'obbligo degli appassionati d'allora era se il campione sarebbe riuscito a confermare la sua superiorità anche con una moto simile. Il suo capolavoro resta Daytona dove vince sulla pista americana. Ma convince tutti anche sulla pista di Imola nelle 200 miglia.
Nello stesso anno vince il titolo mondiale delle 350, mentre nella 500 Read e Bonera, con la MV, lo superano.
Anche la Yamaha di Lansivuori passa davanti nella gara per il mondiale.

La Yamaha
Forse per questi attriti o per aver capito l'inevitabile declino del motore a quattro tempi, Agostini riprese i contatti con la Yamaha della quale, già nel 1971, aveva rifiutata l'offerta che si favoleggiava essere principesca. Al termine della stagione del 1973, annunciò il divorzio dalla MV Agusta e firmò un contratto per due stagioni con la casa giapponese, a fronte di un ingaggio che la stampa specializzata ipotizzava nella cifra, strabiliante per l'epoca, di 150.000.000 di lire. La rottura del connubio, durato quasi un decennio e dimostratosi temibile sulle piste di tutto il mondo, suscitò un clamore indicibile e discussioni giornalistiche infinite. La maggiore incertezza era dovuta al fatto che il pilota italiano non aveva esperienza con le moto a due tempi; tipologia che, secondo molti esperti, non si confaceva al suo stile di guida composto e regolare. Tutti attendevano il nuovo binomio Ago-Yamaha alla prova dei fatti. Dall'autunno 1973 alla primavera 1974, come da contratto, Agostini si trasferì in Giappone per contribuire allo sviluppo della Yamaha YZR500 OW20, facendo apportare numerose migliorie, soprattutto alla ciclistica.
L'esordio avvenne alla 200 miglia di Daytona, una gara prestigiosa e particolarmente combattuta per il grande ritorno d'immagine che la vittoria procurava sul ricco e ambìto mercato statunitense. Agostini, per la prima volta in gara con una moto a due tempi, si presentò in sella alla nuovissima Yamaha TZ 750 e vinse, riconfermando il suo stato di forma due settimane più tardi in Italia, dove trionfò anche nella 200 miglia di Imola.
La Yamaha YZR500 OW20 del 1974 di AgostiniNonostante i buoni auspici, la stagione del 1974 si rivelò piuttosto tribolata per Agostini. La classe 500 venne conquistata dalla MV Agusta di Phil Read, anche grazie ad una serie di sfortunate coincidenze occorse alla moto di Ago. La più celebre avvenne al Gran Premio delle Nazioni di Imola dove, trovandosi primo con largo margine e incitato dal pubblico in delirio, Agostini inanellò una serie impressionante di giri-record nel tentativo di doppiare il rivale Read, in quarta posizione. Non appena iniziato l'ultimo giro, la "OW20" di Agostini rimase senza carburante. Il pilota bergamasco si consolò con la conquista del titolo mondiale nella classe 350.
Nel campionato del 1975 l'attenzione del pubblico e della stampa fu catalizzata dalla lotta in classe 500 tra la Yamaha di Agostini e la MV Agusta di Read, che si concluse con la conquista del 15º e ultimo titolo iridato da parte del pilota italiano. La grande novità dell'anno, però, erano i giovani piloti, cui la Yamaha, con una politica mai vista fino ad allora, aveva messe a disposizione decine di moto competitive, occupando gli spazi lasciati liberi dalle tante case inglesi, tedesche, cecoslovacche e italiane che si erano ritirate dalle gare.
Nel 1975 arriva nel circo del motociclismo mondiale un giovane venezuelano di nome Jonny Cecotto che vince il titolo mondiale nella 350. Nelle 500, dopo memorabili battaglie con Read, Giacomo Agostini riesce a conquistare il suo 15° ed ultimo titolo mondiale all'età di 33 anni.
Le ultime due stagioni in moto
Per la stagione del 1976 il campione del mondo e la Yamaha non riuscirono a raggiungere un accordo.
Per la casa giapponese, molto impegnata sul fronte delle competizioni statunitensi e troppo sicura delle proprie potenzialità, fu un vero disastro; in quell'anno riuscì a conquistare solamente il titolo costruttori nella classe 350.
Agostini al Nürburgring, nel 1976, con la MV Agusta 350 4 cilindri
Agostini rimase indeciso se accettare l'offerta della Suzuki o se tornare a correre con le MV Agusta.
L'azienda varesina, infatti, aveva deciso di ritirarsi dalle competizioni ed il reparto corse richiamava a gran voce Agostini per guidare una sorta di "ultima stagione autogestita".
L'impresa si mostrava irragionevole, data l'assenza di sviluppo delle MV Agusta e la superiorità tecnologica dei motori a due tempi, ormai incontrovertibile. Tuttavia, l'antica amicizia con Arturo Magni, il significato patriottico e la "componente romantica" della sfida, fecero decidere Agostini ad assumere la gestione del vecchio reparto corse, pur accettando, prudenzialmente, la disponibilità di un esemplare di "XR-14" dalla Suzuki. Nell'occasione, Agostini mise in luce inaspettate doti manageriali, riuscendo surrogare il sostegno dell'ormai smantellata MV Agusta con importanti finanziamenti di note aziende multinazionali che diedero modo di creare il team API-Marlboro, incorporando tutti i meccanici e tecnici del reparto corse MV. I risultati furono deludenti, se si eccettuano le ultime storiche vittorie delle MV Agusta: nella classe 350 ad Assen e nella classe 500 al Nürburgring. In verità, almeno per la classe inferiore, la vecchia "350 4 cilindri" era stata ben sviluppata dal reparto corse, ottenendo una moto altamente competitiva sotto il profilo delle prestazioni. La scarsa qualità delle componenti elettriche ed elettroniche, però, fu causa di una continua serie di ritiri, spesso avvenuti quando il pilota italiano si trovava in testa alla gara.
Durante la stagione successiva, vinse la sua ultima gara iridata, conquistando il gran premio conclusivo della Formula 750, sul circuito di Hockenheim, in sella alla Yamaha TZ 750, il 25 settembre 1977.
Data la situazione, Agostini prese il destro del tradizionale messaggio d'auguri natalizio alla stampa per comunicare il ritiro dal motomondiale, contemporaneamente annunciando l'intenzione di dedicarsi alle competizioni automobilistiche.
Le automobiliIl passaggio alle quattro ruote, probabilmente, fu per Agostini un modo per sfruttare al meglio la sua popolarità sportiva e, contemporaneamente, per rendere meno amaro l'abbandono dell'attività agonistica. La scomparsa dai circuiti della MV Agusta e delle principali case europee, aveva spostato l'attenzione del pubblico (e degli sponsor) verso le gare automobilistiche che, in quegli anni, vivevano stagioni particolarmente appassionanti e combattute. Inoltre, con i suoi 36 anni, non poteva certo sperare in una carriera automobilistica di alto livello.
Sempre sponsorizzato dalla stessa industria del tabacco che aveva finanziato le ultime due stagioni in moto, per la quale era ormai uno degli uomini-immagine a livello mondiale, Giacomo Agostini partecipò al campionato di Formula 2 del 1978, alla guida di una Chevron B42 motorizzata BMW, per passare alla Formula 1 Aurora, nelle due stagioni successive, a bordo della Williams FW06.
Se i risultati economici furono soddisfacenti, non altrettanto si può dire di quelli sportivi, che si limitarono a qualche podio. Al termine della stagione 1980, nella quale si classificò 5º, Agostini decise di ritirarsi definitivamente dalle competizioni.
Oltre le competizioni
Agostini fu il primo sportivo italiano a gestire la propria immagine a livello manageriale, con il riuscito intento di trarne profitto. Sfruttando la grande popolarità derivante dalla stampa sportiva e aiutato dalla sua naturale fotogenia, divenne un personaggio anche in campi diversi da quello motociclistico.
Già dalla fine degli anni sessanta fu un abituale protagonista del gossip nei rotocalchi rosa che gli attribuirono decine di flirt con attrici, modelle e star dello spettacolo. Interpretò poi fotoromanzi e film e fece da testimonial per importanti aziende, riempiendo la tuta di etichette degli sponsor e prestando il volto a numerose campagne pubblicitarie.
"La moto è una cosa meravigliosa, dà un senso di libertà e dà sensazioni che la macchina non ti dà. la moto, la guidi; la macchina invece ti porta. ma attenzione, la moto è come un’arma carica dalla quale può sempre partire il colpo in qualsiasi momento. quindi chiede rispetto e attenzione. rispetto per il mezzo, rispetto per le regole e per il codice della strada, e attenzione massima."
Visita il sito ufficiale:
http://www.giacomo-agostini.com/
Visita il profilo wikipedia di Giacomo Agostini:
http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Agostini

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