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Raffaele Brattoli - Il matto che corre per la solidarietà!

LOMBARDIA - MILANO

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BRATTOLI CHIUDE IL “GRANDE SLAM” CON L’IMPRESA AL POLO SUD

 

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Quattro deserti di corsa per il runner di Peschiera.

L’arrivo di Raffaele Brattoli nell’ultima impresa al Polo Sud: un uomo, lo sport e le sue sfide.

Sfide che l’hanno portato a confrontarsi con una delle corse più proibitive al mondo, “The Last Desert Antartica”, edizione 2010.

Competizione che si è svolta tra i proibitivi ghiacci del Polo Sud.

Solo 68 i corridori che hanno potuto accedere alla gara.

Sì, perché la partecipazione a questa competizione prevedeva il precedente superamento di altre tre sfide: i deserti più proibitivi al mondo. Il grande slam di “Racing the planet”, iniziato due anni fa, comprendeva il superamento del deserto di Atacama (Cile), dei Gobi (Cina) e del Sahara (Egitto). Questi percorsi, con quello in Antartide, vanno a formare la competizione dei “4 desert”.

 

Il runners peschierese in Antartide si è piazzato al dodicesimo posto, su 53 partecipanti che hanno concluso la gara, e al secondo postodella sua categoria. Ma non solo, nella classifica generale dei “4 desert” è arrivato al sesto posto. «Sono molto soddisfatto del mio risultato finale dichiara Brattoli. È stata una prova molto dura. Devo dire che alla mia età, 55 anni, è un ottimo risultato. Gli atleti arrivati prima di me sono dei veri professionisti, con anche qualche anno in meno di me.

 

Questa è stata un’esperienza unica, che porterò sempre con me. Non nego che per fare questa competizione ci voglia anche un pizzico di follia.

Un’esperienza da provare almeno una vola nella vita, perché ti porta a toccare il cielo con un dito. Posso dire di aver completato una gara ai limiti dell’estremo e sono soddisfatto».

 

Le disavventure, per il corridore “made in Peschiera Borromeo”, non sono mancate. Iniziando proprio dall’attraversata, fatta con il rompighiaccio “Antartic Dream”. «Questa è la parte da dimenticare:mare forza 10, raffiche di vento oltre i 100 chilometri orari, onde che superavanoi 18 metri di altezza spiega l’atleta. Sono stati tre giorni da incubo, nei quali nessuno è riuscito a chiudere occhio».

I problemi non sono terminati nemmeno quando la nave è arrivata al Polo Sud.

Infatti, causa il maltempo, le tappe che andavano a completare i 250 chilometri necessari per chiudere la competizione sono state più volte sospese. «La temperatura da 25 scendeva vertiginosamente a 52, senza contare il vento che soffiava a 80 chilometri orari e il ghiaccio che cadeva dal cielo.

Una situazione a rischio della stessa vita», commenta Brattoli.

 

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Ma il corridore, che all’attivo ha ben 66 maratone ufficiali, si è trovato anche a dover combattere contro un assideramento. «Avevo deciso di prendere un percorso alternativo, per non bagnarmi i piedi, invece mi sono ritrovato in un crepaccio con dell’acqua salata e completamente bagnato. Mi sono dovuto cambiare completamente a 25 gradi sotto lo zero. Per fortuna un corridore che avevo precedentemente doppiato, mi ha dato una mano».

 

Una corsa proibitiva anche dal punto di vista economico. Infatti, il costo si aggira intorno ai 18mila euro. «Per fortuna ho potuto usufruire del mio sponsor Orobianco, che mi ha aiutato anche nel fornirmi attrezzatura tecnica necessaria per questo tipo d’imprese continua il runners.

Come media partner, invece, mi sono affidato al giornale freepress 7Giorni, che mi ha seguito dall’inizio del mio percorso fino alla fine».

Ma nella vita di tutti giorni il nostro atleta lavora? Sembra proprio che oltre a partecipare a queste corse estreme Raffaele Brattoli riesca anche a portare avanti il suo lavoro come agente di commercio di pellami.

 

«Per allenarmi la sera parto, con uno zainetto contenente tutto il necessario, e sto via tutta la notte percorrendo anche 80 chilometri. Poi alla mattina ritorno, faccio una doccia e via, al lavoro». L’iceman, soprannominato così proprio per la sua ultima impresa, sembra proprio non volersi fermare.

 

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La prossima tappa sarà Boston, dove completerà il grande slam delle maratone (New York, Chicago, Boston, Londra e Berlino).

 

MARATONA_DI_BOSTON

 

11_settembre 

 

 


 

antartide

 

 

Il Runner peschierese conquista il Kimberley

Questa volta Raffaele Brattoli ha corso nel deserto dove si addestrano i Delta Force.

 

Raffaele_Brattoli


L’irriducibile Iron Man di Peschiera Borromeo ha conquistato l’Australia.

Dopo aver girato mezzo mondo alla ricerca di gare sempre più estreme e conquistato le aree desertiche più impraticabili, il coriaceo Raffaele Brattoli si è buttato a capofitto nell’ennesima impresa: l’espugnazione del deserto australiano Kimberley.

 
Cominciata con qualche giorno di ritardo, a causa del blocco aereo provocato dall’eruzione del vulcano islandese, la competizione si è sviluppata, come di consueto, sulla distanza di 250 Km, suddivisi in 6 tappe giornaliere, a partire dal 25 aprile. In completa autosufficienza il desert runner peschierese ha affrontato e portato a termine con successo l’ennesima sfida organizzata da “Racing the Planet”, facendo fronte a molteplici difficoltà.

 

Il percorso della gara, già proibitivo di suo, prevedeva infatti il passaggio su terreni sconnessi, immersi in una fitta vegetazione, al quale si alternavano scalate di rocce, attraversate di torrenti e specchi d’acqua invasi da caimani. Nemmeno il clima è stato clemente. Durante tutta la gara le temperature notturne non sono scese al di sotto dei 30 gradi, mentre nelle ore più calde la tacca del termometro è arrivata a segnarne 54, con una percentuale di umidità altissima.

 

Ma a tutti questi ostacoli si è aggiunto un ulteriore impedimento: l’atleta peschierese, fin dalla prima tappa, è stato tormentato da profonde lacerazioni ai piedi, tanto gravi che i medici di gara gli avevano consigliato il ritiro; ciò nonostante ha stretto i denti e ha continuato.

 
«Se non avessi avuto questi problemi fisici sarei sicuramente riuscito a sortire un risultato migliore» dichiara Raffaele Brattoli, classificatosi al secondo posto nella categoria 50- 55 anni. «Comunque, su 220 partecipanti solo 117 sono riusciti a portare a termine la gara». Certo è che, se non avesse aiutato il 50enne canadese Stan Lee, avrebbe indubbiamente vinto nella sua serie. «Durante la quarta tappa, mentre sostenevo l’amico Renzo Moltrasio nell’attraversamento del primo lago, mi sono accorto che dietro di noi un altro atleta stava quasi annegando. Così mi sono precipitato in suo soccorso». Ironia della sorte: si trattava proprio di Stan Lee, il runner che, nella classifica finale di categoria, è riuscito a precederlo.

 

Un gesto, questo, che gli è costato sì il primo gradino del podio, ma che testimonia il carattere altruistico e la “pasta” di un vero sportivo, quale è Raffaele Brattoli.


Il prossimo appuntamento con l’Iron Man di Peschiera Borromeo è previsto a metà novembre quando, grazie allo sponsor tecnico Orobianco, si dirigerà alla volta dei ghiacci antartici.

 

E noi non possiamo fare altro che tifare per lui!



R A F F A E L E  B R A T T O L I : P E R  G L I  A M I C I  È «UN M A T T O »

Il maratoneta delle gare estreme
Dopo la cento chilometri nel Sahara altre 50 imprese da brivido


AMICI e famigliari lo definiscono bonariamente «un matto».

Ma lui non se ne cura e continua a collezionare prestazioni al limite della resistenza fisica negli angoli più disparati del mondo.

Già, perché Raffaele Brattoli, 53 anni, è un maratoneta sui generis.

Non uno di quelli che coltivano la passione nel fine settimana, sfruttando i tradizionali centri sportivi, o magari il circuito dell’Idroscalo, per tenere le gambe in allenamento.

Il commerciante di pellami che da oltre vent’anni vive all’ombra del castello Borromeo partecipa a gare estreme nei luoghi più lontani e inospitali del globo.

 

brattolo

La prima risale al 2002, quando ha percorso in Tunisia la cento chilometri del Sahara.

Da allora ci sono state almeno altre 50 maratone, dalla marcia del GobiAtacama crossing, dal Vulcano train, sull’Etna, all’Ultra trail del Monte bianco.

«E pensare che è iniziato tutto un’estate, sulla spiaggia, mentre ero in vacanza - racconta -. Mi sono accorto di avere questa passione, mi sono allenato e quello stesso anno ho partecipato alla maratona di New York. POI C’È stata la Tunisia e da lì è iniziato il «mal d’Africa», una proiezione verso il deserto che mi ha portato anche in Marocco e Mauritania».  

 
Quelle di Brattoli non sono soltanto gare sportive.

 

Sono percorsi di giorni, nei quali si deve vivere in regime di autosufficienza, con pochi viveri, tanta acqua e qualche medicinale a disposizione.

Zaino in spalla, si corre per l’intera giornata lungo tragitti impervi, poi ci si accampa per dormire qualche ora.

Lo stretto necessario per svegliarsi all’alba e proseguire la traversata.

 
«A un certo punto la resistenza fisica non conta più: è la mente che ti spinge ad andare avanti o, viceversa, ad arrenderti - spiega lo sportivo -. Se decidi di ritirarti è perché sei crollato sul piano emotivo». Brattoli, al contrario, ha sempre portato a termine le gare. «QUANDO sei sul punto di mollare devi guardare avanti, pensare al traguardo e allo scrosciare degli applausi che, dal pubblico, saluteranno il tuo arrivo. E’ un pensiero che è una scarica di adrenalina pura e ti spinge a proseguire, anche se il corpo vorrebbe ribellarsi e i piedi ormai non ce la fanno più. Quando raggiungi la meta la sensazione è indescrivibile: hai vinto la sfida con te stesso e un pianto liberatorio accompagna questa consapevolezza».


Solidarietà e coesione rappresentano il codice etico che ogni buon atleta deve seguire.

«Se lungo il percorso si trova un compagno ferito, o in difficoltà, bisogna fermarsi a soccorrerlo - ricorda Brattoli -. La maratona è uno sport fondamentalmente individuale, ma la voglia di tagliare il traguardo non deve mai andare a discapito dell’aspetto umano». «Queste competizioni - conclude il peschierese - sono anche un’occasione per viaggiare, vedere nuove realtà e fare conoscenze internazionali».

 

Leggi l'articolo sulla 4deserts

 

Leggi l'articolo sull'Atacama crossing

 

Leggi l'articolo sulle maratone dell'Etna e di Venezia

 

Leggi l'articolo sulla Nepal Race 2011 di Raffaele

 

Leggi le imprese solidali di Raffaele per la costruzioni di pozzi d'acqua in Etiopia

 

Leggi gli articoli di Raffaele su:

http://www.7giorni.info/

 

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