Fabrizio Macchi - Più forte del male
Scritto da Fabrizio Macchi Sabato 22 Maggio 2010 20:38
LOMBARDIA - VARESE
Fabrizio Macchi - Più forte del male.
- Sei tu papà?
Gli occhi inchiodati sul soffitto, sono sdraiato, la schiena schiacciata sul materasso, il piumone mi avvolge tutto intorno. Trattengo il respiro, e mi accorgo di quanto rumore riesco a produrre anche se mi sforzo di rimanere immobile. Ascolto il cuore che batte, sento l'aria che si infila nel naso e fischia, il lenzuolo che si muove al ritmo del mio respiro, su e giù, ma se l'aria va nel polmoni come spiegano a scuola perché a me si gonfia la pancia? Sento i denti che sfregano uno contro l'altro, sento la mascella che si muove, e la gola che manda giù la saliva. Mi sembra di sentire anche il sangue che corre nelle mie vene, che mi arriva nelle tempie, bum bum, se ci metto un dito mi accorgo che suona, forte, sempre più veloce. Sento che batte il ginocchio, sotto il lenzuolo, fa un rumore del diavolo, questa notte: mi dicono tutti che non ci devo pensare, ma questo rumore lo sento solo io, che ne sanno gli altri?
Temo che mi sentano, là fuori, eppure sto immobile, magari mi ascoltano anche i signori nelle macchine che indovino sfrecciare lontane, coperte di tante palline di pioggia, dopo la curva, verso le autostrade, verso un mondo grande grande che io conosco appena.
- Sei tu papà?
Mi giro verso la sveglia sul comodino, ma tante volte ho contato quei due punti che lampeggiano in questa notte che non passa mai, i secondi che sono sempre più lenti, conto e non si arriva mai a sessanta, e mi sembra ieri che ho cominciato e invece sono passati appena dieci minuti. Come hai dormito? mi chiederà mamma, e io risponderò: bene, perché?, non voglio che sappia che non ho chiuso occhio, che il giornalino che mi ha comprato ieri e mi sembrava così colorato ora è grigio come tutto ciò che vedo qui intorno, nella mia stanza, solcata solo dalle lame di luce tenue che fanno fatica a passare attraverso le tapparelle, arrivano dai lampioni della strada, qui sotto.
- Sei tu papà?
Non mi sente, ma so che è lui. Finalmente, non ce la facevo più ad aspettare. Lo immagino, nei movimenti che fa sempre, chissà da quanti anni, da prima che io nascessi di sicuro, chissà se quando era bambino aveva mai i pensieri e le paure che io ho adesso. Ha chiuso la porta del bagno, con la mente lo dipingo nei gesti che gli ho visto fare mille e mille volte quando mi infilavo in bagno e c'era lui, e mi guardava con uno sguardo bonario da sotto l'ascella, sento l'acqua che scorre, il getto forte, interrotto dalle sue mani, dalla lametta da barba, sento il tappo del barattolo della schiuma che si apre, il fruscio della crema che esce, come quel giorno che mi ero sporcato tutto in faccia, volevo somigliare a Babbo Natale, ma in casa non si erano divertiti troppo. Devo essermi addormentato, alla fine, lo sento dagli occhi che sono pesanti, impastati, lo vedo dai numeri della sveglia, rossi, che mi dicono che sono le sei e un quarto, di una mattina che non sarà come tante.
- Sveglia, Fabri. Ci sei?.
- Sì, sì, sono sveglio.
Eccome se ci sono, perché se papà e mamma non hanno voluto spiegarmi troppe cose, io so dove dobbiamo andare questa mattina, e quando metto i piedi a terra il pavimento è più freddo del solito, e quel rumore lo sento ancora, insistente, che parte da dentro, da chissà dove.
Ecco, caro Thomas, se avrai tempo di ascoltarmi, di seguirmi, vorrei raccontarti i miei pensieri di quell'alba d'inverno di tanti anni fa, e di quelli che seguirono. Della sveglia, delle mattonelle gelide, di papà che mi chiama, dell'acqua che mi paralizza mentre mi lavo la faccia - e le orecchie, Fabri, e anche il collo; sì, lo so, mi dici sempre le stesse cose, le rispondevo arrogante come soltanto i bambini sanno essere, spesso - del portone che si chiude alle nostre spalle, come tante, tantissime volte, sempre uguale. Solo che quella mattina non fu uguale a nessun'altra, in nessuno dei gesti automatici che mi ritrovai a ripetere, la colazione, il cappotto, il berretto con quel copriorecchie che ho sempre odiato. Scesi le scale, come fanno tutti i bambini, saltando i gradini a due a due, e alla fine gli ultimi quattro insieme, atterrando a piedi uniti sullo zerbino, come papà e mamma non volevano. Ma quella mattina stranamente non mi rimproverarono: ci ripensai molto tempo dopo, che quel salto a piè pari sarebbe stato l'ultimo.
La mia storia.
Sono nato a Varese il 26 luglio 1970, fin da bambino praticavo molti sport, come credo che facciano tutti i bambini di quell'età, giocavo a calcio, praticavo la ginnastica artistica e il ciclismo.
Dai 13 ai 16 anni ho vissuto in ospedale.
Quando finalmente arrivò il giorno in cui dovevo essere dimesso, non sapevo come comportarmi: da un lato ero raggiante di poter infine rivivere al sole e all'aria, da un altro però avevo paura per il mio futuro. Il ritorno alla vita normale mi spaventava.
Ma la mia risposta fu ancora una volta positiva.
Decisi di affrontare il mondo e appena fuori cercai di riprendere immediatamente i contatti con i miei vecchi amici. Allo stesso tempo mi impegnai in tutta una serie di attività: tantissima fisioterapia, molte ore di sport, e mi obbligai a far di tutto per cercare di recuperare il morale oltre che le forze.
Così, appena uscito dall' ospedale, ho iniziato a praticare il canotaggio, io abito a Varese vicino al lago.
In seguito ho provato altre discipline, dall' atletica allo sci, fino ad arrivare al ciclismo grazie al quale ho partecipato alle Paralimpiadi.
Fortunatamente continuavo ad avere alle spalle una famiglia che mi sosteneva moltissimo.
Tanto che ancora adesso, nonostante mio padre sia morto oramai da parecchi anni, continuo a sentire la sua forza vicino, e seguita ad essere lui la persona che mi dava più stimoli e forza morale.
So, in fin dei conti, di essere una persona fortunata e serena e di essere circondato dall'affetto di persone eccezionali.
Credo che l'amore sia la grande forza che ti aiuta nella vita, è la carica che hai tutte le mattine appena ti svegli e che…ti fa andare avanti.
In più, lo sport mi sta dando grandi soddisfazioni.
Le stesse, nonostante tante vicissitudini, che sognavo da ragazzo.
Ho vinto numerose medaglie ed ho avuto tantissime bellissime esperienze grazie allo sport, guadagnando una forza interiore e una determinazione che mi hanno reso un campione anche nella vita.
"Vivi con forza", l' ho fatto, lo sto facendo perchè io non mi fermo.....mai.....
Il Libro.
La voglia di scrivere il libro "Più forte del male - la mia sfida contro ogni limite" è nata quando è nato mio figlio Thomas, quando cioè ho capito che aver vinto la malattia,
aver partecipato e vinto nello sport, sarebbero potuti servire come motivazione a lui e a tutti quelle persone che in un momento di difficoltà, non sapendo quale strada intraprendere,
riescono attraverso un libro a prendere la giusta decisione.
Promuovere lo sport disabili.
A mio parere una parte del lavoro di promozione sport disabili è importante che sia svolto dai media, un' altra parte è fondamentale che sia insegnato nelle scuole.
Ospedali ed Associazioni dovrebbero inoltre coadiuvare questa promozione accogliendo chi ha una disabilità, temporanea eo perenne, nel giusto modo e con la dovuta preparazione.
I disabili e lo sport
http://www.fabriziomacchi.com/disabili-sport.aspx
Testimonial.
Sono anche testimonial di:
- LIVESTRONG, "Una corsa contro il tempo"
- Il mio ruolo di Testimonial AIRC (Associazione Italiana Ricerca Cancro) è abbastanza naturale ed evidente. Da quel lontano 1983 la mia vita è cambiata radicalmente, vedo ed affronto tutto in un'altra maniera.
Ho tastato di persona le reali necessità e l'importanza della ricerca, visto che ora io sto bene, i miei sogni si stanno realizzando uno dopo l'altro ed ho la grande fortuna di poter comunicare la mia esperienza a tutti, ho ritenuto indispensabile impegnarmi in prima persona per l'AIRC.
- La Fondazione Laureus ha il fine di raccogliere le sfide più urgenti a favore di soggetti svantaggiati, con particolare attenzione ai minori, mediante l'utilizzo dell'influenza positiva della pratica sportiva e l'esempio dei suoi maggiori rappresentanti.
L'Accademia degli Sportivi è l'organo della Fondazione che riunisce oltre 40 personalità sportive di grande notorietà che si sono contraddistinte per i successi e lo spirito sportivo dimostrato nelle loro carriere.
Quando mi hanno chiesto di fare parte di Laureus e quindi diventare un testimonial Laureus Italia, mi sono emozionato, io che potevo aiutare gli altri accanto a campioni dello sport che ho solo visto in tv? Campioni del calibro di Alberto Tomba, Giacomo Agostini, Boris Becker, Edwin Moses! Fantastico, mi sono detto.
- "Un sogno per il Gaslini" è un progetto che parte da molto lontano, sostenuto da Giulia Mancini, ha come obiettivo aiutare tutti i bambini che si trovano al Gaslini per le più varie patologie.
Il progetto, che mi vede coinvolto con altri atleti olimpionici di oggi e di ieri, consiste nel recuperare soldi per la ristrutturazione dell'Abbazia di San Gerolamo di Quarto, che sorge accanto all'ospedale, nella cui area verranno realizzate palestre per la riabilitazione fisica, aule di teledidattica, sale per il gioco e per lo svago ed infine spazi per gli incontri con i famigliari che assistono i piccoli ricoverati, provenienti da ogni parte d'Italia. Con l'aiuto di tante persone e con la disponibilità di noi atleti, abbiamo creato, per la raccolta fondi, un calendario che è stato distribuito in più di un milione di copie da Famiglia Cristiana. L' agenzia JWT ha poi realizzato uno spot televisivo.
La mia adesione è stata proprio una logica conseguenza a tutto quello che ho passato in ospedale quando ero piccolo, trovarmi ora nella situazione di poter fare qualcosa per cambiare e migliorare la degenza di tutti questi bimbi… mi da tanto e… sinceramente è il minimo che potessi fare!
Non dimenticatevi che anche voi potete far parte di questo progetto, basta un modesto contributo www.unsognoperilgaslini.com oppure numero verde: 80005747.
GRAZIE!!!!!!!
- Da più di 18 anni sono testimonial del’AIRC "Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro" con la quale abbiamo fatto moltissimo per dare più attenzione alla prevenzione di qualsiasi tipo di tumore a partire da quello infantile. Da poco più di un anno sostengo come amico AISOS “Associazione Italiana Studio Osteosarcoma”, che in realtà è il tipo di tumore che mi ha colpito quando ero piccolo e per il quale ho subito 17 interventi e 20 cicli di chemioterapie con l’esito finale dell’amputazione dell’arto inferiore sinistro e del lobo inferiore destro del polmone.
Per farvi capire meglio cosa è l’osteosarcoma:
"L’osteosarcoma è il tumore maligno primitivo più frequente dello scheletro; è spesso ad alto grado di malignità ed è composto da cellule mesenchimali che producono sostanza osteoide e osso immaturo. Quasi costantemente è intramidollare (80% dei casi) nella forma classica, più raramente può originare dalla superficie ossea e occasionalmente può presentarsi multifocale fin dall’inizio (0.5%).
Esistono diverse varietà di osteosarcoma alcune delle quali hanno caratteristiche cliniche, prognostiche e terapeutiche tali da poter essere considerati come entità separate (osteosarcoma periostale, paraostale e centrale a basso grado di malignità)."
Altre Storie di Fabrizio Macchi in Veri Eroi:
Visita il sito ufficiale di Fabrizio Macchi
www.fabriziomacchi.com
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