Filippo Poponesi - "Popof" - 24h Fano 2010
UMBRIA - PERUGIA

24h Fano.
La giornata si prospettava calda fin dalle prime ore dell'alba e, come accade sempre quando si sta per affrontare un'ultramaratona, è iniziata con un'abbondante colazione a base di pane, marmellata, nutella, latte e caffè.
Prima, però, verso le 06.00, ho ingurgitato due gustosi spicchi di pizza margherita generosamente offerti dal mio caro amico Fabio Costi, colui che per buona parte della gara sarà in testa.
Durante la notte non avevo riposato bene, probabilmente per la disabitudine a dormire sulle brandine militari da campo messe a disposizione dall'organizzazione.
Colgo l’occasione per fare i complimenti a Luca Aiudi, Patron della manifestazione, ed a tutti i ragazzi del suo Staff. Sono stati veramente eccezionali. Il tempo di predisporre le ultime cose, dato che ero arrivato lì da solo e quindi senza assistenza, e via! Partiti.
Il sole ha iniziato a spaccarci in quattro fin dai primi giri e così ho deciso di fare una gara di contenimento, almeno fino a che non fosse calata la notte.
La manifestazione si svolgeva su un percorso lungo 2265 metri (alla fine lo percorrerò per ben 85 volte) e ad ogni passaggio sul traguardo non ho mai mancato di mangiare e bere qualcosa, oltre, ovviamente, a bagnarmi continuamente ed abbondantemente testa, viso e braccia, anche durante la notte.
Forse sarà stata proprio questa la mia arma vincente. Il cronometraggio era stato affidato agli amici del Dream Runners Perugia, una fortuna non da poco per me, in quanto per tutta la gara mi aiuteranno sostenendomi sia moralmente che materialmente.
Al termine delle 24 ore mi avranno preparato non meno di 10 litri di acqua e sali, più tutta l'assistenza nel cambio scarpe, indumenti, etc. Ancora grazie di cuore.
La notte era finalmente arrivata e con lei qualche inaspettata sorpresa.
Infatti alcuni fortissimi atleti si erano ritirati a causa del gran caldo, fra cui il tedesco Dietmar Veith (213 km di personale nella 24 ore) e l'amico Andrea Accorsi, campione nello sport e di vita che nell’ultima Nove Colli Running (203 km. di cui 90 in salita) era arrivato secondo in 22 ore e 24 minuti circa.
Una persona eccezionale che nelle ultime ore di competizione sarà il mio angelo custode. La cosa mi era molto dispiaciuta, perché da come si stavano mettendo le cose poteva anche concretizzarsi il sogno di un podio composto da lui, da me e dall'altro grande amico Fabio Costi che era in testa alla gara fin dall'inizio.

Comunque io ero ancora quarto ed incrociandolo durante un giro gli faccio: "Dai, cerco di fare il possibile per raggiungere il terzo, così siamo tutti e tre sul podio".
Ma è proprio in quel momento che mi annuncia il suo imminente ritiro. Un vero peccato.
Con il ritiro di Andrea ero passato automaticamente terzo ed i tempi sul giro stavano dicendo che pian piano mi avvicinavo al secondo.
Gli amici del Dream, un po' preoccupati per quell'andatura diciamo "allegrotta", cercavano di farmi rallentare, ma la mia risposta era sempre la stessa: "Non lo faccio apposta. Sono le gambe che vanno da sole!".
Anch'io ero meravigliato di ciò, perché, orologio alla mano, erano già quasi quindici ore che stavo correndo ininterrottamente.
E sinceramente ogni tanto parlavo fra me e me chiedendomi come tutto ciò fosse possibile. Non avevo mai corso per tutto questo tempo consecutivamente, neanche alla Nove Colli portata a termine lo scorso anno in 28 ore e 44, durante la quale nei lunghi tratti in salita devi necessariamente camminare.
Ed ecco che inesorabile, come se l’avessi chiamata, arriva la prima crisi. Alle 01.00 il tempo sul giro, che fino a quel momento era assestato sui 15 minuti, passa improvvisamente a 25.
E così, arrivato al traguardo, mi siedo. Negli ultimi giri ero passato in seconda posizione, ma con l'ultimissimo ero tornato terzo. Ma ormai, anche quella posizione mi bastava alla grande.
Il quarto era lontanissimo e se prima della gara mi avessero detto che al termine della sarei arrivato terzo, avrei firmato con il sangue.
Quindi ho deciso di fare le cose con calma, cambiandomi le calze, mettendo un po' di crema rinfrescante sulle gambe, bevendo e mangiando. Ero ormai abbastanza rassegnato ad accontentarmi, si fa per dire, del terzo posto.
E qui avviene il primo miracolo di Sant'Andrea Accorsi che mi dice: "Mancano ancora otto ore. Praticamente una vita. In otto ore può succedere di tutto, quindi tu pensa a ripartire con tutta la calma e vai.
La crisi passerà così come è arrivata . . . ". Non avevo motivo per non credergli. È un campione di quelli veri. Ed ho fatto proprio come ha detto lui. Ho ricominciato a camminare piano piano, poi a corricchiare fino, poi, a tornare al mio solito tempo sul giro: 15 minuti.
In breve ho ripreso a recuperare minuti su minuti al secondo, Francesco Abitino, forte atleta pugliese che vanta un personale sulla 24 ore di ben 210 km.
Fino a quando è arrivato il sorpasso e poco dopo ancora riesco ad intravedere in lontananza l'amico Fabio, al momento primo in classifica.
Lo raggiungo e lui felicissimo di vedermi mi chiede: "In che posizione sei?" Con Fabio siamo molto amici e mi sono permesso di inventarmi una piccola “Gag”.

Faccio un piccolo scatto superandolo di un metro e poi gli dico: "Prima ero secondo. Adesso sono primo!!!" Nonostante la stanchezza ci siamo fatti una risata da togliere il fiato, ma in quell’occasione anche Fabio mi annuncia che forse camminerà fino alla fine.
Aveva speso tantissimo durante il giorno e purtroppo mi stavo rendendo conto che era veramente stanco. Cerco di incitarlo e lui riparte velocissimo. In un giro mi prenderà almeno quattro minuti, ma dopo poche tornate deciderà di fermarsi per riposare qualche ora.
Il sonno stava prendendo il sopravvento su di lui, ma anche io cominciavo ad accusare. Per qualche decina di metri, nei rettilinei, ho corso ad occhi chiusi e per qualche secondo penso anche di aver sognato.
Praticamente … correvo sonnecchiando. Nonostante tutto mi ritrovo improvvisamente primo con un buon mezzo giro di vantaggio sul secondo. A quel punto comincio veramente a crederci e mi metto a tirare con un matto, fino a che riesco a doppiare Francesco.
L’idea è di stargli attaccato come una cozza e di non mollarlo mai, cercando di mantenere la sua andatura. Mi dico: “Se cammina, cammini anche tu. Se corre, non lo molli di un centimetro. Deve capire che non cederai mai!”.
Con un giro di vantaggio, pur rimanendogli dietro, avrei comunque vinto. Ma sento di averne ancora e così lo supero, prendendo un altro mezzo giro di vantaggio. Da lì in avanti è stata una battaglia di nervi, marcandoci a vicenda, dando strappi per cercare di demotivare l’altro, correndo quando ci si incrociava e camminando quando eravamo lontani per non mostrare all’avversario cenni di debolezza e affaticamento.
Ma pian piano l’alba stava ormai arrivando e con lei la mia vittoria. Nella mente già immaginavo la gioia e la felicità di tutti coloro che mi vogliono bene, gli amici podisti, umbri e non, i colleghi di lavoro e la mia famiglia.
E correndo piangevo. Cercavo di farlo nella parte lontana dal traguardo per non farmi vedere e non riuscivo più a fermarmi, continuando, nel contempo, a dirmi che non avrei dovuto mollare per nulla al mondo, anche se ero veramente a pezzi e sentivo le vesciche perforarmi la pianta dei piedi come se fossero chiodi.
Mancavano ancora più di due ore ma eravamo entrambi stanchissimi e solo se avessi veramente ceduto, avrei perso la prima posizione. Per molti sarà una cosa non di grande importanza, ma per me, perfetto sconosciuto di 43 anni, dal fisico non “prestante”, ma “prestato e mai restituito” (così, scherzosamente amo descrivermi, visti gli 85 chili che mi porto dietro ad ogni gara), vincere una 24 Ore stava rappresentando un sogno che mai e poi mai mi sarei immaginato di vivere.
I ragazzi al traguardo continuavano ad incitarmi ad ogni passaggio con il nome di battaglia che gli amici del Percorso Verde di Perugia mi hanno assegnato e che ormai ho fatto ricamare su ogni indumento sportivo, “POPOF”!
Ed Andrea mi aiutava ad alimentarmi, passandomi dell’ottima purea di patate spalmata su pane ed olio. Un vero toccasana. Quando tutti erano ormai convinti (loro. Io non ancora) che avrei comunque vinto, hanno cominciato a dirmi che anche andando più piano avrei potuto superare il traguardo dei 200 km, ma a me non interessava.
A quel punto il mio obiettivo era vincere e non volevo assolutamente correre alcun rischio di crampi o strappi per andare a strafare.
Stavo vincendo la prima gara della mia vita, addirittura una “24 Ore” e andarla a perdere per un eccesso di presunzione sarebbe stato proprio da ingenui.
E così ho continuato a marcare strettissimo il mio avversario. Fino a che, ormai convinto che non mi avrebbe mai raggiunto, mi ha atteso al traguardo e con grande piacere e sollievo per entrambi (eravamo veramente alla frutta … ma quella del giorno dopo) abbiamo deciso di camminare insieme per il tempo che rimaneva.
Allo scoccare della ventiquattresima ora, lo sparo liberatorio del giudice di gara. Ho pianto per l’ennesima volta … ma non me ne vergogno.

La paura fa 90....ma non 100! 100 km Passatore 2008.

venerdì 30 maggio 2008
Una "Mano" a Popof
Domani un "Manipolo" di eroi aiuterà il mitico Popof nella sua impresa!
VAI MITICO!
domenica 1 giugno 2008
mister 100
9:21' 21" - 100k (e forse +, io non ho parole...)
Pubblicato da leonardo a 11:40:00 AM
8 commenti:
davide ha detto...
Un sorriso e una lacrima. Eccolo arriva è lui. Borgo San Lorenzo. Io vado, sono carico di carbogel e due borracce di sali. Parlo e straparlo come fossi uno che corre da anni e dà consigli. Invece è meglio stare zitti che inizia la maledetta salita. Vanno i kilometri, vanno le gambe, và il cervello. Ma come fà? È maratona e si sale sempre. Acqua e poi sali e poi acqua e poi sali. La musica nelle sue orecchie, l'emozione nella mia testa. Che bello cazzo, non fermarti. Prendi fiato che siamo in cima. Prendi fiato che c'è Gigi. . . La maglietta pulita e il pettorale da attaccare non li riprendo cazzo mi butto come un sasso! Eccoli dai. . . siamo in tre a scapicollo giù in discesa. Ride scherza, è contento e noi di più. Li faccio tutti penso ma che dico? Come fà? Come faccio a dargli forza se ne ha sempre più di me. Io mi fermo ai miei 28 e lui ne ha fatti già quattro più del doppio! Gigi è lì che lo accompagna come uno che ci capisce. La testa gli gira bene. Lo calma e arriva il buio. Sali, acqua, borracce. Beve tutto e in macchina fà freddo. Non vuole niente addosso. Non lo vedi mai diverso. Và e corre sempre. . . e se guardo l'orologio non ci credo. Dai che ora tocca a Miky. Gigi non vorrebbe smettere ma la gamba non vuole dargli tregua. Così guido io e . . . eccolo! Eccoli. Lei pare che danzi. Lui è dentro il nero. Siamo al 75 e vedi che tutti soffrono come cani. Come fanno? Come fà? Freddo che si suda sempre. 80 e poi 85. Cazzo gli ultimi kilometri lo scorto ancora! I tempi sono eccezionali e il cuore mi và in bocca. Che bello ecco Sara che telefona. Corro a fargli sentire la voce e non ce la faccio a vivere tutta sta storia! Ma chi se l'aspettava, un anno fa, sta botta che mi piglia. Dai è ora arriva, arriva. Vado e gli parliamo ancora ma adesso niente musica niente suoni, deve tirare solo lui e noi dietro zitti zitti. È un treno. Come fà? 96,97,98,99 . . .Dio fammi andare più forte che lo devo vedere arrivare a 100. Dai cazzo Fili ! Dai cazzo! Poi un sorriso e una lacrima.
1 giugno 2008 17.22
Byzyo ha detto...
Grazie Davide di avermi fatto partecipe di quest'emozione, solamente un rammarico di non essere stato con voi.....
Complimenti a tutti, ma soprattutto al "GALACTICO" Fratello Centomiglia
1 giugno 2008 20.01
the rock ha detto...
il prof, quando non suona, mette la musica nelle parole...(c'ho i brividi)
2 giugno 2008 1.07
carla ha detto...
Come raccontare un'emozione collettiva! Come cannibali viviamo, cresciamo, ci emozioniamo insieme, per gli altri, per noi stessi ...W la corsa e la fatica.
Grande Filippo e grandi i tuoi accompagnatori!
2 giugno 2008 9.28
baby ha detto...
Il prossimo anno mi offro di fare da accompagnatrice in bicicletta....troppo bella l'atmosfera, una festa continua lungo la strada, gli emiliani ad improvvisare banchetti e ad offrire saluti, cibo e conforto a tutti indiscriminatamente....una lezione di vita...è stata una serata indimenticabile, mi ha arricchito di emozioni e mi ha fatto pensare tanto....Popof, davide, gigi e la miki mi hanno insegnato che devo darmi di più nell'amicizia, che devo soffrie di più per raggiungere dei traguardi, che è tanto bello condividere con gli altri certe esperienze...grazie della bella lezione di vita...grazie Popof e complimenti!!!!!!
2 giugno 2008 9.38
popof ha detto...
Cazzo ... (tanto uno + uno meno), ma c'hai preso gusto a farmi piangere? Prima durante la gara, poi al traguardo, adesso davanti ad un pc ... GRAZIE!GRAZIE!GRAZIE! Bellissimo, anche perché e tutto così splendidamente vero!
Non ho avuto ancora il tempo di rientrare nella routine quotidiana, di riaccendere il PC (fino ad ora), di scrivere qualcosa anch'io, anche perché è tutto ancora molto confuso nella mia testa e non mi rendo conto al 100% di quanto è successo. Adesso, finalmente, mi sono seduto e vorrei dire qualcosa ... ma con calma. In giornata posterò anch'io, ma nel frattempo, vorrei ringraziare gli splendidi amici che mi hanno accompagnato ed aiutato, Davide, Gigi, la Micky (citati in ordine alfabetico perché sono tutti amici di primordine in egual misura) e la dolcissima Popoffa (Silvia), tutti coloro che mi hanno chiamato durante la gara, compresa mia figlia Sara, il Leo (SWM) per il bellissimo articolo uscito oggi sul Corriere dell'Umbria e ,... Cazzo (.. e due) Questi sono i momenti in cui temi sempre di dimenticati di ringraziare qualcuno...
Ok. Cominciamo a raccogliere un po' di idee. A dopo per il mio racconto...
2 giugno 2008 10.15
popof ha detto...
Leggo e rileggo il commento di Davide ed ogni volta e' Un sorriso ed una Lacrima.
Grande ... più di me. Io ho solo corso!
3 giugno 2008 16.36
Sasy tH3 b3st ha detto...
...bravo prof!! bel lessiko!! fai leggere i tuoi kommenti aji alunni d squola tua k poi t fanno nero!!cmq grazie anke a te papi x avermi inserito nel tuo kommento!! no skerzo...bravo..6 stato 1 grande!! nn sarei mai riuscita a fare 1 kosa dl genere, io! spero k le mie kiamate t siano state utili x arrivare al traguardo!! cmq la proxima volta c vojo essere anke io!! m rakk!! 1 kiss...sasy
martedì 3 giugno 2008
LA PAURA FA 90 ... MA NON 100!
Facile a dirsi, adesso che tutto è finito e, per di più, nel migliore dei modi.
Facile, ma soprattutto se non ti senti “Solo” contro quell’esercito di chilometri che hai davanti.
Ed io non lo sono mai stato. Da mesi. Fin da quando ha cominciato a frullarmi in testa la malsana idea, o quantomeno “non condivisa” da molti, di confrontarmi ancora con il Passatore, questo bizzarro personaggio verso il quale, mentre percorrevo stremato gli ultimi chilometri della mia prima 100, imprecai, guardando il cielo di Faenza, dicendo: “Ma non potevi prendere l’autostrada che così avremmo fatto prima e faticato tutti di meno?”
Dapprima, i compagni di corse con cui ti alleni quotidianamente e quelli con cui condividi le fatiche delle varie gare cercano in ogni modo dissuaderti, di farti capire che non è proprio un bene massacrare muscoli, tendini e articolazioni. Ti dicono che una maratona è più che sufficiente, anzi, è fin troppo. Ma poi, quando capiscono che per te è importante, che la senti come una sfida con te stesso alla quale non puoi girare le spalle, che per te, in quel momento, è il primo obiettivo di sempre, allora le cose cambiano e, se fino a quel momento ti sentivi “Solo contro tutti”, ti ritrovi improvvisamente ad essere “Tutti contro 100”.
Ed è un susseguirsi di incitamenti, di consigli, di ipotetiche tabelle, di programmi più o meno condivisibili ma pur sempre volti a farti raggiungere lo scopo. E poi domande, molte domande. Sulla preparazione, sui tempi, sull’abbigliamento e sulle scarpette che indosserò. Domande alla maggior parte delle quali non so rispondere perché io non sono mai stato un calcolatore, uno che cura i dettagli, l’alimentazione, i tempi di allenamento e di riposo. Sono un istintivo, uno che prepara le gare a sensazione e, non a caso, quando mi sento di non voler più correre uso la frase: “Adesso ho la “sensazione” che non c’ho più voglia!”, e così smetto, anche se ho corso soltanto 10 minuti.
Questa volta, però, avevo la sensazione di stare bene, a parte un piccolo fastidio alle ginocchia che tutti mi dicevano essere solo un “fastidio psicologico”, uno dei tanti doloretti che si percepiscono soltanto prima di una gara importante. Ed io li ho ascoltati. Avevano ragione loro.
Ma nel giorno antecedente alla gara sono nel pallone più completo. Riguardo mille volte la lista delle cose che avrei dovuto fare e mi sembra che manchi sempre qualcosa. Così va a finire che mi metto a letto senza ancora aver preparato la sacca. Ormai domattina, a mente fresca.
E così sarà. Ma non è una sacca soltanto, sono ben tre borse. Una con l’abbigliamento, una con le varie borracce, sali, integratori, pomate, barrette, etc., ed una con gli alimenti, fra cui i tre etti di pasta al pomodoro e basilico che mi ero appena cucinato.
Mi incontro con i miei compagni d’avventura, Gigi, Davide, la Micky e l’ormai famosa, quanto per molti ancora misteriosa, “Popoffa” (Silvia) e via, si parte.
All’arrivo a Firenze, in Piazza Santa Croce, troviamo una folla di podisti che non ci saremmo mai aspettati di trovare, anche perché fino a quel momento non sapevo quanti fossero gli iscritti. Più di mille. Mille pazzi furiosi, me compreso, provenienti da tutta Italia ed anche dall’estero.
Incontriamo gli amici del Marathon Club di Città di Castello e fra loro Massimiliano Falleri. Un grande! Risultati strabilianti al suo attivo, fra cui, solo negli ultimi 12 mesi, vorrei ricordare le 8 ore e 32 nella passata edizione della 100 km, e le 4 ore e 10 alla Strasimeno (58 km). Non lo vedo carico come al solito ed infatti mi confida di avere qualche acciacco. Ma sono certo che anche se non riuscirà a raggiungere l’obbiettivo che si era prefissato, cioè scendere sotto le 8 ore e 30, farà sicuramente una grande gara. Il tempo di fare un paio di foto, uno scambio di “In bocca a lupo” e “Bang!”, partiti. Intanto i miei compagni di avventura, con i quali ero rimasto d’accordo di incontrarci a B.go San Lorenzo, si erano avviati per non rischiare di rimanere bloccati dal passaggio dei podisti.
E’ UNO SPETTACOLO. Non mi ricordavo che fosse tutto così bello, compresa l’incoscienza di noi che stavamo correndo, all’apparenza inconsapevoli di ciò cui stavamo andando incontro. Il clima? Un caldo pazzesco. Circa 27 gradi, ma è un caldo che mi piace.
Quando arrivo a Borgo e vedo che il cronometro segna un tempo nettamente inferiore alla volta precedente temo di essere andato troppo forte e che lo pagherò nel proseguo. 32° km. 2h 50’ 50” contro le 3h e 07’ di quattro anni fa. “Eccheccazz…”, penso fra me e me. “Ti sei fatto prestare anche il Garmin per cercare di controllare il tempo al km. Sei proprio un coglione!” Un certo timore mi assale, ma quando vedo gli altri che gesticolano da lontano avendomi riconosciuto e Davide con la borraccia in mano, pronto a correre con me i prossimi chilometri, sento le gambe andar da sole e via su per la salita, direzione Cima della Colla verso il 50°.
Davide, eccitato come un adolescente al primo appuntamento d’amore, mi rincoglionisce (in senso buono) almeno per un chilometro, dicendomi: “Vai piano. Stai andando benissimo. Non forzare. Bevi. Vuoi i Sali? Una barretta? L’acqua? Sei forte. Sei grande. Quello andava fortissimo, l’altro era mezzo morto”, e così via. Correva con una borraccia per mano, una con i sali ed una con l’acqua. L’avrei baciato in fronte, talmente era forte l’affetto reciproco che ci univa in quel momento. E mi son detto: “Se non finisci questa gara non ti meriti amici così!”. Nei successivi quindici chilometri di salita mi sono sentito letteralmente sospinto da coloro che mi avevano seguito per aiutarmi, dalla telefonata di mia figlia Sara e dal pensiero che tanti amici e compagni di corse erano mentalmente al mio fianco (in particolare Mauro, la Roxy, Giovanni che hanno anche provato a chiamarmi durante la gara ed il grande Guru Byzyo in collegamento diretto per avere gli aggiornamenti in tempo reale) e, mentre Davide offriva barrette e sali a chiunque superavamo, finalmente è arrivato il valico dopo 4h 33’ 37”. E con lui anche Gigi (The Rock). Quindi, cambio della maglia, ormai fradicia di acqua e sudore, in perfetto stile “Fantozzi”, come quando quest’ultimo dovette cambiare il laccio della scarpa prima di prendere l’autobus al volo: “Canotta pulita, hop!, Pettorale attaccato, hop!”… tutto senza mai fermarci. E poi giù per la discesa, in picchiata come falchi. In tre abbiamo proseguito per un’altra decina di km e … Dio che spettacolo! Sembrava di stare in Paradiso, tanto erano belli il panorama e l’atmosfera intorno a noi, mentre il sole cominciava pian piano a calare. Poi Davide è risalito in macchina e via con Gigi fino a Marradi dove, con suo grande stupore, saluta una vecchia conoscenza. Era il Pacemaker delle 3 ore nella maratona di Ferrara, in grossissima difficoltà. Stava poco più che camminando. E Gigi, dopo, per darmi ancora maggior conforto: “Ma ti rendi conto? Quello è uno che corre la maratona in 2h e 45’ e tu lo stai lasciando dietro come se niente fosse!”. Praticamente è come se mi avesse acceso i razzi ausiliari, in sostituzione di quelli ormai esausti. Eravamo a 5h 59' e 04" di corsa.
E ce n’era davvero bisogno perché temevo molto la crisi del 65° che per me equivaleva alla crisi del 35° nella maratona. Ma non ho neanche fatto in tempo a pensarci che era arrivato il momento della Micky, avvolta nella sua tuta nera da triatleta, pronta al 70° a buttarsi nella mischia. Ancora qualche km in tre e poi anche Gigi è risalito in macchina. La stanchezza si stava facendo sentire e, ahimè, ecco il primo segno di vero cedimento. La Micky si gira e mi vede camminare. “Che fai?” Se ti fermi è peggio!” “Eh, lo so”, pensavo fra me e me. “Se ce la facessi ancora a correre bene non mi sarei fermato!”. Ma aveva ragione lei e così sono ripartito. Intanto ad un ristoro ci informiamo sul chilometraggio, perché c’eravamo persi il cartello dell’80°. “Siete all’81°”, ci dice una signora. Questa si che era una notizia! L'ennesimo bicchiere d'acqua rovesciato in testa, un sorso di sali e via di nuovo. Ma le gambe erano sempre più pesanti e così, altro stop, ancora pochi metri fatti a passo d’uomo. La Micky ormai non mi diceva più nulla perché capiva che ne avevo davvero bisogno, ma sapeva anche che sarebbero durati poco. Ed infatti, poco dopo stavamo di nuovo correndo, felici di veder brillare nel buio della notte le luci di Brisighella: il 90° Km! Poco prima di passare al controllo del chip, altro stop. Pochissimi metri percorsi camminando, ma era assolutamente necessario. Ormai sapevo di essere quasi arrivato, ma chi corre lo sa: gli ultimi chilometri non passano mai! Intanto gli altri continuavano ad incitarmi ed a dirmi: “Ehi, una piccola crisi al 90° ci può stare, no? Stai tranquillo. Rispetto all’altra volta sei in anticipo di più di un’ora! Sei ad 8h e 17'. Vai, vai vaiiiiii”. Davide si era nuovamente preparato per correre insieme a noi gli ultimi 5 km ed al 95° mi dice. “Adesso il vantaggio rispetto a quattro anni fa è di circa un’ora ed un quarto. Puoi permetterti anche di arrivare camminando!”. Arrivare camminando? Ho fatto rapidamente due conti e mi sono detto: “Se sono in anticipo di un’ora ed un quarto posso arrivare sotto le 9 ore e mezza. Dai cazzo!!! E lì ho deciso di dare tutto ciò che mi era rimasto dentro. In poche decine di metri il ritmo gara è si è stabilizzato a 4’ e 30” al km, secondo più secondo meno. Concentrazione al massimo. Ho chiesto ai due amici che mi seguivano silenzio assoluto e nessuno al mio fianco. Solo dietro le mie spalle. Mi sono sentito quasi una merda nel trattarli così dopo tutto quello che avevano fatto per me ma ero certo che avrebbero capito. Abbiamo ripreso alcuni atleti che in precedenza ci avevano superato, increduli nel vedere un terzetto in perfetta fila indiana andare via come il vento nel buio della notte. All’ingresso a Faenza riprendiamo un podista assistito da due ciclisti, uno dei quali, ad ogni gruppo di persone che incontravano gridava: “E’ un romagnolo!!!” , riferendosi al podista che stavano assistendo. E tutti lo acclamavano! Ci avevano talmente rotto le palle con ‘sta storia del Romagnolo che mi son detto: “Adesso l’”Umbro” ti frega!”. E così è stato. Penso di aver percorso l’ultimo km a 4’e 15”, per il timore che mi raggiungesse l’ormai famoso “Romagnolo” e mentre sbuffavo per la fatica verso il traguardo, vedevo con la coda dell’occhio Davide e la Micky che si erano allargati correndo quasi sul marciapiede perché eravamo ormai a poche centinaia di metri dall’arrivo. Come se non stessi dando veramente il massimo, la Micky ha avuto anche il coraggio di gridarmi: “Dai che il Romagnolo ti sta raggiungendo!”. Mi sono girato terrorizzato, ma non era vero! Era ben distante. Davide ha dovuto fare uno scatto micidiale per potermi vedere transitare sotto lo striscione e girarsi insieme a me a guardare il tempo: 9: 21: 21.
Pugni stretti al cielo e lacrime agli occhi, non mi vergogno a dirlo. Poi il tanto desiderato abbraccio con le persone che mi erano state accanto fin dalla partenza, consapevole del fatto che senza di loro non avrei mai ottenuto questo risultato. Ragazzi e ragazze dal cuore immenso che hanno condiviso con me ogni emozione di questa magnifica gara e che non finirò mai di ringraziare.
Avviandomi verso lo stand dove avrei dovuto riconsegnare il chip, passo davanti al tavolo dove erano posizionati i pc che stavano registrando i tempi di transito e di arrivo e chiedo ad uno dei tecnici:”Scusi, mi può dire come si è posizionato in classifica il n° 109?” Un rapido controllo e…: “47°”. WOW!!! Stentavo a crederci.
Forse ho impiegato troppe parole per raccontare una semplice gara podistica. Probabilmente, per molti atleti si è trattato di una delle tante gare fatte durante l’anno, priva di particolare importanza, ma per me, anzi per NOI, è stata un’esperienza memorabile, vissuta provando TUTTI le stesse forti emozioni, dall’inizio alla fine. A questo punto, però, c’è solo una cosa che mi sfugge:
MA SE ABBIAMO PROVATO TUTTI LE STESSE EMOZIONI, PERCHE' IO ERO IL PIU’ STANCO?
Filippo Poponesi "Popof”
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